Analisi Mensile — Settembre 2026

Con questo primo appuntamento nasce “Analisi Mensile”, uno spazio di lettura ragionata sui numeri che attraversano la moda italiana, mese dopo mese, cercando il filo che li collega.

E il filo, in questo avvio, è soprattutto quello delle materie prime. Chi segue il settore sa che i costi di input determinano le scelte industriali con mesi di anticipo rispetto al prodotto finito, e il quadro che emerge dall’autunno è inequivocabile: a settembre il cotone grezzo si è attestato a 82,49 centesimi per libbra, in crescita del trenta per cento rispetto a un anno fa. La lana fine da 19 micron, rilevata a luglio, ha toccato i 1.600 centesimi al chilogrammo con un balzo del sessantatré per cento su base annua. A completare la pressione, il Brent a ottobre ha superato i 100 dollari al barile, oltre il cinquanta per cento in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Per un sistema produttivo che trasforma fibra in capo finito passando per tintura, nobilitazione e logistica, questa convergenza rialzista rappresenta un banco di prova severo sulla tenuta dei margini.

Sul fronte valutario il quadro offre qualche compensazione parziale. L’euro si è indebolito del tre per cento contro il dollaro, scendendo a settembre a 1,1341: un vantaggio competitivo di prezzo per le esportazioni verso gli Stati Uniti, mercato che nel 2025 aveva già premiato l’abbigliamento maschile italiano con una crescita a doppia cifra. Meno favorevole il cambio con la sterlina, con l’euro in calo dell’uno e otto per cento, segnale di un Regno Unito dove la domanda resta comunque fiacca.

L’export aggregato italiano, nella proxy disponibile a luglio, segna 64,5 miliardi di euro con un incremento del quattro e sette per cento annuo: un dato robusto, coerente con la spinta dei mercati occidentali. Interessante la dinamica della filiera italo-romena: a giugno le spedizioni di semilavorati tessili dall’Italia verso la Romania sono cresciute del dieci per cento, mentre i rientri di capi finiti sono calati del diciotto. Questo disallineamento merita attenzione, perché potrebbe segnalare un rallentamento della capacità produttiva romena o uno spostamento delle commesse verso altre piattaforme manifatturiere.

Il consumo interno racconta due storie diverse. A luglio le vendite al dettaglio di abbigliamento hanno tenuto, con un indice a 130,1 e una variazione positiva ancorché modesta. Calzature e pelletteria, invece, hanno ceduto quasi tre punti percentuali, confermando una selettività crescente nella spesa delle famiglie, che sembrano privilegiare il guardaroba tessile a scapito degli accessori.

Nel prossimo aggiornamento sarà cruciale verificare se la pressione congiunta di materie prime ed energia inizierà a manifestarsi nei prezzi al consumo della moda e, soprattutto, se la filiera italo-romena riallineerà i flussi di semilavorati e capi finiti o se la forbice continuerà ad allargarsi, ridisegnando la geografia produttiva del settore.

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