Le fasce di prezzo seguono la stagione: come si sono mosse da luglio a ottobre
Le fasce di prezzo — Entry, Core, Premium e Top — servono a collocare un prodotto o un marchio all’interno del mercato. Spesso vengono trattate come una griglia fissa. I dati dell’Osservatorio mostrano che non lo sono: la scala dei prezzi si sposta nel corso dell’anno, e lo fa in modo diverso a seconda della categoria e del canale. Questo articolo ricostruisce il percorso da luglio a ottobre e ne spiega le cause.
Come si legge la scala dei prezzi
Per ogni categoria e per ogni rilevazione ordiniamo tutti i capi dal meno al più costoso e individuiamo tre punti: la soglia Entry, sotto la quale si trova il 25% dell’offerta; la mediana, che divide l’offerta a metà; la soglia Top, sopra la quale si trova il 25% dell’offerta. Le quattro fasce sono gli intervalli compresi tra questi punti. Spostare le soglie significa spostare la scala con cui si misura il mercato. I prezzi sono sempre quelli di listino, non scontati.
Tre categorie, andamenti diversi
Il grafico seguente mostra il prezzo mediano dell’offerta dei marchi, con la prima rilevazione di luglio posta uguale a 100. Il capospalla è l’unica categoria con un andamento netto: sale del 38% e lo fa a gradini, con il salto principale nella prima metà di settembre. Maglieria e pantaloni si muovono di poco: +3% e +4%.
La tabella riassume lo spostamento delle tre soglie per ciascuna categoria, nelle due viste. Per i marchi la variazione è calcolata tra la prima e l’ultima rilevazione; per i retailer tra l’8 luglio e il 20 ottobre.
| Categoria | Marchi: Entry | Marchi: Mediana | Marchi: Top | Retailer: Entry | Retailer: Mediana | Retailer: Top |
|---|---|---|---|---|---|---|
| Capispalla | 350 → 470 (+34%) | 540 → 745 (+38%) | 1.020 → 1.275 (+25%) | 360 → 430 (+19%) | 705 → 792 (+12%) | 1.371 → 1.450 (+6%) |
| Maglieria | 205 → 240 (+17%) | 315 → 325 (+3%) | 428 → 475 (+11%) | 200 → 200 (0%) | 310 → 320 (+3%) | 650 → 595 (-8%) |
| Pantaloni | 228 → 240 (+5%) | 285 → 295 (+4%) | 365 → 390 (+7%) | 220 → 220 (0%) | 310 → 320 (+3%) | 650 → 650 (0%) |
Il caso del capospalla
Nel capospalla l’intera scala si sposta verso l’alto. La soglia Entry passa da 350 a 470 euro (+34%), la mediana da 540 a 745 (+38%), la soglia Top da 1.020 a 1.275 (+25%). Il movimento non è graduale: la prima metà di settembre concentra il passaggio, con la mediana che sale del 15% in due settimane. È coerente con il periodo in cui entrano le collezioni invernali.
Per capire dove si sposta l’offerta abbiamo fissato le soglie di luglio e osservato come si distribuiscono i capi di ottobre rispetto a quei riferimenti. A luglio, per costruzione, ogni fascia contiene circa un quarto dell’offerta. A ottobre la fascia Entry scende al 14% e la Core al 18%: la metà bassa dell’offerta passa dal 50% al 31%. Il peso si trasferisce sulle fasce Premium (37%) e Top (32%).
Maglieria e pantaloni
Gli altri due andamenti sono più contenuti e hanno ciascuno una propria forma.
Maglieria. La scala si comprime dal basso: la soglia Entry sale del 17% (da 205 a 240 euro) e la quota di offerta sotto la vecchia soglia si dimezza, dal 23% al 12,5%. La mediana invece resta ferma (da 315 a 325 euro).
Pantaloni. Il centro della scala non si muove (mediana da 285 a 295 euro). Cambia leggermente la distribuzione: la quota di offerta sotto la vecchia soglia Entry scende dal 25% al 17%, quella sopra la vecchia soglia Top sale dal 26% al 31%. Poiché le soglie cadono vicino a prezzi molto ripetuti, lo leggiamo come un’indicazione e non come un dato forte.
Guardando le tre categorie insieme, con le soglie di luglio come riferimento fisso, emerge un tratto comune: in tutte la quota di offerta nella parte bassa della scala si riduce e quella nella parte alta cresce.
Perché cambia: l’assortimento, non i listini
La spiegazione più immediata per uno spostamento delle soglie è che i prezzi siano stati ritoccati. Per verificarla abbiamo seguito ogni singolo capo dell’offerta dei marchi — ogni modello-colore, indipendentemente dalla taglia — confrontando la rilevazione di luglio con quella di ottobre, e distinguendo tre gruppi: i capi presenti in entrambe le date, quelli usciti e quelli entrati.
Il risultato è netto. I listini cambiano poco: tra l’81% e il 93% dei capi presenti sia a luglio sia a ottobre ha esattamente lo stesso prezzo, a seconda della categoria. L’assortimento cambia molto: in tutte e tre le categorie più della metà dei capi online a ottobre non c’era a luglio, e circa la metà dell’offerta di luglio non è più presente.
È in questo ricambio che si trova la spiegazione più coerente dello spostamento delle fasce: i capi che entrano costano più di quelli che escono, in tutte e tre le categorie. Nel capospalla la mediana dei capi usciti è di 490 euro, quella dei capi entrati di 750.
| Categoria | Capi di ottobre non presenti a luglio | Capi di luglio usciti | Listino invariato (capi presenti in entrambe le date) | Mediana: capi usciti → capi entrati |
|---|---|---|---|---|
| Capispalla | 72% | 56% | 93% | €490 → €750 |
| Maglieria | 69% | 50% | 81% | €239 → €295 |
| Pantaloni | 57% | 50% | 91% | €270 → €295 |
Marchi e retailer: due velocità
Lo stesso schema, guardato sull’offerta dei retailer multibrand, si muove meno. Mediando lo spostamento delle tre soglie, in tutte e tre le categorie i retailer variano meno dei marchi: nel capospalla il 13% contro il 32%, nella maglieria il 4% contro il 10%, nei pantaloni l’1% contro il 5%. In maglieria la differenza è la più contenuta.
Tre elementi sono coerenti con questa differenza.
1. I marchi si muovono insieme, i retailer meno
Il calendario di stagione è simile per molti marchi, e i loro prezzi mediani si spostano nella stessa direzione: nel capospalla la mediana sale di oltre il 10% in 14 marchi su 18, nella maglieria in 13 su 19. I retailer mescolano marchi con calendari diversi e le variazioni si compensano in parte: nel capospalla 8 retailer salgono, 7 restano stabili e 3 scendono. Anche l’ampiezza del movimento cambia: la mediana di un marchio nel capospalla si sposta in media del 50%, quella di un retailer del 14%.
| Categoria | Marchi con mediana in aumento oltre il 10% | Retailer: in aumento / stabili / in calo | Variazione media assoluta: marchi | Variazione media assoluta: retailer |
|---|---|---|---|---|
| Capispalla | 14 su 18 | 8 / 7 / 3 | 50% | 14% |
| Maglieria | 13 su 19 | 3 / 13 / 3 | 18% | 13% |
| Pantaloni | 9 su 21 | 6 / 16 / 2 | 12% | 12% |
2. I retailer tengono online più a lungo la stagione precedente
A ottobre i capi in saldo sono il 5-14% dell’offerta dei marchi e il 25-32% di quella dei retailer; a luglio erano il 19-28% e il 55-60%. Poiché il prezzo di riferimento è quello di listino, i capi in saldo continuano a contare per il loro prezzo pieno e ancorano la scala. I marchi ritirano presto l’estate e passano alla nuova collezione; i retailer smaltiscono le rimanenze nei mesi successivi.
3. L’ampiezza dell’offerta attenua i movimenti
Gli stessi 24 marchi, osservati nei retailer, si muovono meno che sul proprio canale nel capospalla; l’intera offerta multibrand ancora meno. Nel capospalla la mediana sale del 38% sul canale dei marchi, del 19% per gli stessi marchi nei retailer, del 12% sull’offerta ampia dei retailer. In maglieria e pantaloni le tre viste sono più vicine tra loro.
| Categoria | Marchi (24) | Stessi marchi nei retailer | Retailer, offerta ampia |
|---|---|---|---|
| Capispalla | 540 → 745 (+38%) | 690 → 820 (+19%) | 705 → 792 (+12%) |
| Maglieria | 315 → 325 (+3%) | 250 → 270 (+8%) | 310 → 320 (+3%) |
| Pantaloni | 285 → 295 (+4%) | 290 → 295 (+2%) | 310 → 320 (+3%) |
Sono spiegazioni coerenti con i dati, non una dimostrazione causale: i pannelli dei due canali sono diversi e il saldo è solo un indicatore della stagione precedente.
Cosa ne ricaviamo
- La scala dei prezzi è stagionale. Il mercato va letto sempre a parità di periodo: le soglie di luglio non sono quelle di ottobre, e un confronto tra date diverse mescola prezzi e stagione.
- Cambia l’assortimento, non il listino. I prezzi dei capi esistenti restano in larga parte fermi; sono i nuovi arrivi, più cari, a spostare le fasce.
- Il canale conta. I marchi anticipano la stagione, i retailer fanno da memoria: il benchmark si muove di più o di meno a seconda del canale con cui ci si confronta.
- Il mix conta più dei ritocchi. Nel mercato, le fasce si spostano per l’ingresso di nuovi capi, non per ritocchi di listino. Per chi costruisce la collezione, è un’indicazione a guardare anche la composizione dell’offerta, non solo i singoli prezzi.
Nota metodologica
- Perimetro: 24 marchi di abbigliamento uomo presenti in tutte le rilevazioni e 26 retailer multibrand; tre categorie (capispalla, maglieria, pantaloni, con i jeans inclusi in pantaloni). Nell’offerta ampia dei retailer sono esclusi i marchi del segmento lusso estremo, che richiedono un’analisi a parte.
- Rilevazioni: otto, tra l’8 luglio e il 20 ottobre 2026. La rilevazione di fine giugno non è inclusa perché incompleta.
- Prezzo: sempre il prezzo di listino, mai il prezzo scontato.
- Soglie: calcolate separatamente per ciascun canale e per ciascuna rilevazione, con interpolazione lineare tra i valori ordinati.
- Confronto capo per capo: a livello di modello-colore, indipendentemente dalla taglia; un capo è “presente” se osservato nella rilevazione.
- Lettura delle fasce: le soglie sono una griglia di posizionamento del mercato, non una descrizione dell’assortimento di un singolo marchio.
- Continuità: la serie è ricostruita a perimetro costante e può differire da aggiornamenti precedenti basati su perimetri diversi.
